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15 settembre 2007
L'ASSOCIAZIONE COMETA FAVORISCE IL RIAVVICINAMENTO TRA LA CANTON TICINO E L'ITALIA SUL PROBLEMA DELLA CENTRALE IDROELETTRICA DI CRAVEGGIA.
Lunedì sera, 10 settembre, una delegazione ticinese costituita dai deputati del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino Greta Gysin e Fiorenzo Dadò ha incontrato il dottor Federico Cavalli, presidente della Comunità Montana della Val Vigezzo e sindaco di Malesco, per una serena discussione sul progetto di creazione della centrale elettrica di Bagni di Craveggia. Si è resa mediatrice dell’incontro l’Associazione COMETA, che ha inteso così supplire ad una carenza della Regione Piemonte. Dal luglio del 1999 esiste infatti una dichiarazione di intenti tra Repubblica e Cantone Ticino e Regione Piemonte per l’identificazione di temi di interesse comune da affrontare mediante una migliore informazione reciproca, con la precisa intenzione di rafforzare i rapporti di buon vicinato tra le due nazioni, intenti che - nel caso specifico - sono rimasti “patti e accordi non rispettati … pura e semplice lettera morta, carta straccia e ingombrante in qualche cassetto polveroso della Regione Piemonte e del capo della Comunità di lavoro della Regio Insubrica”, come affermano i due deputati in un loro durissimo e condivisibile comunicato.
Dalla discussione è emersa la totale concordanza delle parti sul fatto che questa centrale non deve essere costruita, perché arrecherebbe ad entrambe un danno ambientale ed economico assolutamente non giustificato dalla pretesa della centrale di produrre energia “pulita”.
In chiusura dell’incontro, cui hanno partecipato anche membri di COMETA, i rappresentanti svizzeri e italiani hanno deciso non solo di continuare insieme la lotta per impedire la realizzazione del progetto ma anche di cooperare con iniziative comuni per riqualificare quei rapporti tra comunità onsernonese e vigezzina (e più in generale tra Svizzera e Italia) che l’ iniziativa ha profondamente turbato.
Per chi vuole saperne di più...
Da qualche anno a questa parte la speculazione sta aggredendo le montagne (le nostre ma non solo) impoverendole delle loro risorse ambientali e culturali. Questa volta è il turno delle acque: con l’alibi che la produzione di energia a partire dall’acqua genera meno anidride carbonica della produzione termica si stanno creando sbarramenti, invasi, condotte ovunque vi sia un minimo di rilievo orografico.
Se è verissimo che l’energia prodotta da fonte idrica è più pulita di quella che si ottiene bruciando combustibile, basta comunque un piccolo calcolo per dimostrare che talvolta l’opera di costruzione genera in un solo colpo più materiali inquinanti di quanti se ne possono risparmiare in decine di anni di funzionamento dell’impianto.
Questo è proprio il caso delle cosiddette centraline idroelettriche: impianti di potenza limitata il cui insediamento comporta opere massicce (trivellazioni, gallerie, consolidazioni, strade d’accesso e via dicendo) la realizzazione delle quali sposta il bilancio costi ambientali/benefici anche di un secolo. Ovvero solo dopo un secolo il funzionamento della centralina avrà prodotto un risparmio di emissione di una quantità di CO2 pari a quella immessa nell’ambiente tutta insieme all’atto della costruzione. Ma a quella data la centralina sarà obsoleta già da molti anni.
Insomma, un gioco che non vale la candela: nessun risparmio e danni ambientali irreversibili ad unico vantaggio delle imprese che hanno intravisto dietro il velo di un presunto vantaggio ambientale una ben più concreta fonte di lucro. Il caso dell’ipotizzata centralina di Bagni di Craveggia (una della decina di centrali che si vorrebbero insediare in Val Vigezzo) è esemplare. Ma qui il deterioramento si estenderebbe dall’Italia alla Svizzera, perché il torrente Isornia, le cui acque verrebbero canalizzate e portate a valle, costituisce il polmone idrico della Val Onsernone, in Canton Ticino, che sarà quasi interamente prosciugato con rilevante danno ambientale e paesaggistico ma anche economico, per gli agricoltori e gli operatori turistici della zona.
Un progetto che i ticinesi hanno definito assurdo, che oltre alla degradazione dell’ambiente e dell’economia locale crea un grave motivo di turbamento delle relazioni tra la comunità italiana e il Canton Ticino, dove migliaia di frontalieri si recano ogni giorno a prestare un’opera che da sempre gli svizzeri apprezzano (e retribuiscono). E i segnali del turbamento si sono manifestati immediatamente: il comunicato dei deputati Greta Gysin e Fiorenzo Dadò è solo un’ufficializzazione delle infinite prese di posizione dell’opinione pubblica svizzera e, in parte, italiana. Ma ciò che più lascia costernati è la totale maleducazione (sì, maleducazione: è proprio la parola giusta) che le autorità italiane hanno ostentato verso i vicini ticinesi, che sono stati mantenuti all’oscuro di tutta la questione, benché la dichiarazione d’intenti del luglio 1999 facesse dovere specifico di procedere a scambi di informazione sulla pianificazione territoriale, sulle problematiche ambientali e le attività economiche. Non a caso chi volesse leggere tale dichiarazione d’intenti non avrebbe difficoltà a reperirla sul sito ufficiale del Canton Ticino, ma provate a cercarla sul sito della Regione Piemonte… |
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