La chiusura alla caccia dell' oasi di Bognanco: una decisione opportuna
La decisione di non aprire alla caccia l’ oasi di Bognanco, presa in extremis dal Presidente della provincia del VCO alla fine di agosto, si è rivelata quanto mai opportuna e salutare, come hanno potuto verificare i tre tecnici di Cometa che hanno effettuato un’ ispezione all' inizio di ottobre.
Riportiamo testualmente dalla loro relazione: “l’ impressione è incredibile: nella valle riecheggiano decine e decine di richiami provenienti dai più svariati punti dei boschi confinanti con le radure erbose, il suono è assordante”.
Nei giorni immediatamente precedenti il sopralluogo sono stati censiti 116 esemplari, alcune decine in più dell’anno scorso, nonostante la rigidità dell’inverno e i numerosi esemplari ritrovati morti sotto le valanghe. E’ probabile che nell’ oasi di Bognanco si siano riversati i cervi in fuga dall’ oasi di Antrona, collocata esattamente sull’ altro versante della stessa montagna, insensatamente aperta alla caccia e quindi ormai definitivamente perduta come area di bramito.
Il grande numero di cervi censiti in Val Bognanco conferma l’importanza della battaglia condotta da quasi due anni dall’ Associazione Cometa e da diversi altri soggetti, tra cui i sindaci dei comuni interessati e una forte compagine di cacciatori che sanno unire alla passione venatoria l’ indispensabile sensibilità verso la conservazione dell’ ambiente. Se si fosse aperta la caccia anche nell’oasi di Bognanco, i pochi esemplari sopravvissuti si sarebbero dispersi, probabilmente nella vicina Svizzera e i cittadini del VCO, i turisti, ma anche gli stessi cacciatori, li avrebbero persi per sempre.
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